Intervista a un sopravvissuto: Mio Padre
Pubblicato da Alexsandra su Giugno 25, 2007
Ci racconti come è stato l’impatto dalla vita civile alla guerra
Siamo partiti da Bari per l’Albania in una stagione ne bella e ne brutta diciamo; arrivati ci aspettavano i camion per trasportarci al fronte a Betlemme e siamo così passati dal bello all’inferno. Abbiamo conosciuto la guerra con tutto quello che comportava muoversi a piedi, dividersi in compagnie, plotoni, etc.
Mi trovavo nella Compagnia Comando, la compagnia di collegamento che doveva posare le linee telefoniche; una notte, dopo due giorni che eravamo in piccoli gruppi di 3-4 persone sparsi qua e là, ci hanno portato i viveri. Abbiamo aperto il coperchio della pentola con il mangiare e lo abbiamo trovato ghiacciato. Non c’erano orari sicuri, il cibo arrivava quando era possibile e se volevamo mangiare per non morire di fame (la prossima razione non sarebbe arrivata che dopo alcuni giorni) dovevamo accontentarci: abbiamo dovuto tagliarlo con la baionetta e scaldarlo con il filo del telefono per scioglierlo.
Consumato il pranzo è giunta la dissenteria, molto frequente al tempo a causa delle scarsa qualità dei prodotti e delle condizioni igieniche non proprio al meglio. Abbiamo fatto in tempo a guarire da soli: ora che il comandante è riuscito ad avere i limoni il tempo ha sistemato ogni nostro problema fisico. Una notte, mentre dormivano, parlo degli anni 40-41 tra le montagne dell’Albania è piovuto, grandinato e nevicato. Noi restavamo comunque sempre con le stesse divise perché non ci potevamo cambiare senza l’ordine del comandante: questo mi ha fatto capire esattamente dov’ero e cosa stavo vivendo, stava lì la grande differenza tra la civiltà e la guerra.
E’ stata la sua prima esperienza di guerra
No, non è stata la prima esperienza. Sono stato anche in Francia; lì però è stato semplice, ci sono stato pochi giorni perchè erano già arrivati i tedeschi e quindi abbiamo visto qualche cannonata e qualche scontro, tutto lì. In Albania invece abbiamo conosciuto la vera guerra: ci dovevamo spostare tra una zona e l’altra, scambiarci i turni per poterci cambiare e lavare. Di notte mentre dormivi o durante la guardia, prendevi di tutto: insetti, pidocchi e ogni altro genere di sporcizia.
Ci racconti qualche episodio saliente che ricorda
Un episodio saliente che ricordo fu dopo una spedizione di collegamento tra le montagne Albanesi. Quando si fece l’imbrunire eravamo in 6-7 ; arrivati a destinazione dovevamo fare un attacco al nemico: una ventina di ragazzi tutti attrezzati raggruppati negli angoli. Arrivati a un punto i soldati Greci ci diedero l’alto là eravamo si in Albania ma di fronte avevamo loro… fatto stà che abbiamo aperto il fuoco e abbiamo cominciato a lanciar bombe a mano un po’ dappertutto. Ad un certo punto il tenente ci urla “si salvi chi può”; in quei posti sconosciuti di notte in montagna io mi sono buttato rotolando fino in fondo alla montagna. Quando sono arrivato in fondo avevo perso l’orientamento, mi sono alzato ma non sapevo più da che parte ero venuto; mi sono guardato attorno: non cerano più i miei amici e non cera più nessuno compreso il tenente.
Non sapevo se erano stati fatti prigionieri o uccisi, quindi ho cominciato a fare dei passi di qua e di là, ad ascoltare se le voci erano amiche per non finire in mano ai greci, finchè ho sentito voci italiane: mi è stato dato l’alto là e dopo avergli detto di non sparare che avevo appena passato quella bufera di combattimento mi hanno portato al comando; lì ho trovato due miei amici che erano ritornati e si erano salvati riportando solo qualche graffio. Ho riferito al comandante che non avevo più visto nessuno da quando ero rotolato giù dalla montagna.
Abbiamo proseguito poi il nostro lavoro e questa è stata un’altra esperienza.
Un altro ricordo. In un giorno bello e tranquillo mi sono preso le cose per cambiarmi e mi sono pulito un po’ dalle bestie e si sono uniti a me anche altri che erano nella zona, senza acqua levandoci a mano i pidocchi. Ad un tratto istintivamente ho preso su le mie cose di scatto e non ho fatto neanche in tempo a fare 30 metri che una granata ha presi in pieno i miei compagni e li ha disintegrati….non è rimasto più nulla.
Non me ne sono andato perché qualcuno mi avesse chiamato ma perché proprio mi sono sentito di andarmene, così istintivamente; hanno raccolto gli unici piccoli pezzi che erano rimasti dei miei amici. Rimasto stupefatto ho cominciato a pensare a tutta la storia della mia famiglia: delle mie tre sorelle suore di cui una di clausura, di mia mamma che era di chiesa. Ho cominciato a pensare ad una cosa sopranaturale come qualcuno che avesse pregato per me e mi avesse protetto da questo episodio; tra me e me mi ha fatto sempre riflettere. Fu questo periodo in cui i soldati greci si convertirono ai partigiani.
Dopo qualche mese ci trovavamo in un paesetto dell’Albania contro i Greci. Una sera proprio i Greci svolsero un attacco di sabotaggio contro di noi: spuntavano di qua e di là e noi non sapevamo come affrontarli in maniera sicura; abbiamo preso una qualche lezione da loro anche… dopo qualche tempo arrivarono i tedeschi e anche loro furono attaccati alla stessa maniera. Si recarono in questo paesetto vicino e quelli che riuscivano a prendere li impiccarono ai pali della luce; il giorno dopo noi siamo rimasti impressionati perché faceva veramente male vedere tutti questi corpi senza vita appesi.
Dopo l’ennesima risposta dei tedeschi i partigiani Greci non si apprestarono più a fare attacchi di sabotaggio; forse perché uccisero dei famigliari dei partigiani e quindi i greci impauriti cominciarono a ritirarsi; tentarono spesso comunque di fare guerriglia giocando sulla sorpresa e sui sabotaggi.
Mi viene in mente adesso un altro episodio nel quale ero tornato in licenza da Corfù visto che mi era morta la madre. Mi hanno mandato a casa in licenza, i trasporti erano lunghi ma mi sono comunque recato al porto dove mi sono imbarcato per tornare a casa.
Dopo qualche tempo, troppo tempo, sono arrivato a Taranto. Quando tornai a casa ormai il funerale era già stato fatto; ci avevo messo troppo ma d’altronde tornare dalle zone di guerra era sempre sinonimo di lungo viaggio. Finita la licenza sbarcarono gli americani nel sud Italia, era l’estate del 43; alla sera quando uscivi sentivi le notizie che erano state silurate le navi italiane da parte dei sommergibili americani e altre notizie di numerose sconfitte italiane su tutti i fronti.
Non si è fatto mai un graffio ed ha avuto queste intuizioni che gli hanno salvato la vita, ricorda qualche altra situazione del genere
Si c’è stata. Come le ho detto le navi italiane che uscivano dal porto venivano silurate e dentro di me sentivo che non dovevo imbarcarmi. Non sapevo come fare per non salire su quelle navi che dovevano portare i soldati in Grecia e a Corfù.
Dagli appositi accampamenti a Brindisi eravamo pronti per partire ma io non volevo salirci su quelle navi e tra l’altro non sapevo neanche nuotare, così finche eravamo in coda per l’imbarco mi sono defilato e mi sono nascosto nella campagna lì attorno. Ad un tratto mi ritrovo con un bresciano (ndr. Un abitante della provincia di Brescia) che mi aveva seguito e gli chiesi ”Dove va lei?” e lui rispose:”Dove vai tu!”. Abbiamo nascosto gli zaini in una fattoria di campagna il cui padrone si era offerto di tenerceli e intanto scorgevamo gli altri che stavano salendo sulle scale della nave e si imbarcano.
Ora dovevamo mantenere un atteggiamento corretto, c’era infatti il rischio di essere ammazzati per aver disertato. Finche la nave stava partendo ci siamo presi gli zaini e ci siamo diretti al comando tappa e gli abbiamo detto che dovevamo essere sulla nave ma che ormai è già partita e il comandante ci disse: “Fessi! È così che si difende l’Italia?”. Noi abbiamo risposto che ci eravamo fermati a salutare le fidanzate e che eravamo arrivati in ritardo e non sapevamo più cosa dirgli se non che eravamo dispiaciuti.
Infine il tenente guardò se c’era il piroscafo che portava a Corfù e dopo essere stati messi in regola per peso e attrezzatura per salire siamo arrivati in 45 minuti. A Corfù tutti in regola e in tempo; dopo qualche giorno ci giunse la notizia che quella nave, sulla quale c’erano molti nostri amici e soldati di compagnia, fu affondata con tre siluri da navi americane. Noi invece arrivammo indenni alla zona di guerra, molti furono uccisi perché nel tentativo di saltare giù dalla nave o di prendere le scialuppe di salvataggio uccidevano o calpestavano gli altri che erano davanti a loro in fila.
Eravate al corrente di quello che succedeva a Cefalonia
Di quello che succedeva a Cefalonia noi a Corfù non sapevamo nulla, se non una qualche voce di corridoio che circolava ma poco insomma.
Ricorda qualche altro episodio prima dell’8 settembre
Noi proseguimmo sempre nella nostra vita da soldato; mi ricordo che sempre a Corfù arrivarono dei barconi tedeschi con la bandiera bianca e quando li avvistammo cominciammo a telefonare al comando italiano per sapere cosa fare perché fino a questo periodo eravamo ancora alleati con i tedeschi ma nell’ultimo periodo eravamo passati con gli americani in Italia. Non sapevamo cosa fare se eravamo ancora con i tedeschi o contro in poche parole.
Allora i tedeschi si avvicinarono, la bandiera bianca sparì e l’artiglieria, dopo aver comunicato al comando il tutto, aprì il fuoco sotto ordine del governo Badoglio; i primi barconi andarono a fondo e quindi i tedeschi vedendo che li avevamo attaccati fecero altrettanto, solo che noi avevamo quattro cannoni e delle mitraglie e i tedeschi invece avevano l’aviazione, il supporto navale e quant’altro serviva per sferrare un attacco.
Ci attaccavano via cielo, via terra e via mare, il comando base di Badoglio comunicò di resistere fino all’arrivo dei rinforzi e di rispondere al fuoco dei tedeschi ma purtroppo i rinforzi non arrivarono mai e quindi in pochi giorni i tedeschi ci fecero prigionieri.
Inoltre per rendere l’idea dell’organizzazione militare italiana mi ricordo che sempre durante il mio periodo a Corfù ho visto due aerei italiani che si sono scontrati in volo mentre uno atterrava e l’altro decollava, questo penso renda bene l’idea dell’organizzazione.
Quanti eravate a Corfù
Eravamo un reggimento intero. Subito eravamo soli poi ci hanno mandato un reggimento di tedeschi come supporto per un po’ di tempo; durante il passaggio l’alleanza con gli americani i tedeschi con noi andarono in Italia e poi vennero successivamente a farci prigionieri nell’episodio che ho raccontato prima.
Comunque le stragi maggiori furono a Cefalonia, a Corfù invece non ci furono grossi scontri o stragi perché era una zona abbastanza tranquilla a parte l’episodio più grosso in cui noi fummo incentivati dal governo ad aprire il fuoco sui tedeschi i quali presero i comandanti di artiglieria e li uccisero al posto di uccidere tutti noi perché sapevano che avevamo ricevuto un ordine dal governo però per prendere i responsabili fecero pagare loro al posto di tutti e del governo italiano.
La Divisione Acqui della quale facevo parte è stata divisa per presidiare Corfù e Cefalonia. Era sempre la stessa divisione che presidiava tutta la zona ed io ero di servizio a Corfù per presidiarne anche l’interno; dopo tanti anni di servizio mi hanno alzato di grado a caporale però Cefalonia ormai era già caduta.
Dopo però è stato preso prigioniero dai tedeschi quando l’Italia ha dichiarato guerra alla Germania, come è stata la sua prigionia
Quando è stata dichiarata la guerra alla Germania siamo stati presi tutti prigionieri, ci hanno incolonnato a piedi e abbiamo lasciato Corfù attraversando diversi paesi a piedi con pochissimo cibo. Finche ci hanno caricato su dei treni e dopo un bel pò siamo arrivati a Belgrado; lì i tedeschi ci facevano lavorare in condizioni pessime, denutriti, sporchi e alcuni malati fin che un giorno un interprete, durante l’adunata, ha chiesto chi fosse disponibile a lavorare per i tedeschi in cambio di un trattamento privilegiato e decente.
Durante questa adunata un mio amico di Castagnaro (ndr. Paese della bassa Veronese) cercò di convincermi a non cedere ai tedeschi e non lavorare per loro ma io, pensando alle razioni di minestrone che erano solo acqua con una carota all’interno, mi sono offerto e essendo camionista e avendo fatto diversi lavori mi impiegarono come appunto camionista. Del mio amico di Castagnaro, che non accettò di collaborare con i tedeschi, non si ebbero più notizie da quel tempo e non tornò mai più a casa.
Ci racconti qualche episodio che ricorda della sua permanenza con i tedeschi
Un ricordo che mi è stato impresso nella mente è stato quando stavamo viaggiando verso il fronte russo: io ero alla guida di un camion e al mio fianco un tedesco, fin che incontrammo un generale tedesco in piedi su una macchina in prima mattina che gridava : “Ale su rik ruski komm” io non ho capito cosa volesse dire, ma di istinto girai il camion e quando il soldato tedesco in fianco a me mi diede l’altolà io ripetei quello che disse il generale in un mezzo tedesco “grande comandante sprek ale su rik ruski komm “e sentendo quelle parola il tedesco mi gridò qualcosa ma capii benissimo con i suoi gesti che voleva dire “gira il camion e scappiamo via“ e così ci salvammo dai russi perché continuando per quella strada saremmo finiti in bocca ai russi. Come girai il camion io tutti quelli che erano dietro mi seguirono e iniziammo a tornare indietro senza cartine geografiche ma seguendo il generale che ci faceva strada.
I convogli che non si girarono non tornarono più indietro dal fronte russo; ci avvicinammo all’Italia verso la quale fummo più comodi per tornare in patria poi a guerra finita.
Un altro episodio? Durante il mio periodo di lavoro forzato a scaricare e caricare i treni e i camion tedeschi, siamo arrivati una sera con i camion (perché ho fatto in tempo a fare un paio di viaggi prima di essere un loro camionista a tutti gli effetti) e al suono dell’allarme siamo scappati visto che scattava il coprifuoco a causa dei bombardamenti americani e inglesi sulle zone tedesche nelle quali ci spostavamo e lavoravamo. L’intero convoglio del treno che era pieno di benzina fu fatto saltare in aria lasciando solo lo scheletro del treno; fu una cosa impressionante perché rendeva l’idea della vera potenza distruttiva della guerra fatta così.
La vedo un po’ stanco vuole aggiungere qualcosa, continuiamo un altro giorno che mi racconta degli abitanti del luogo come avete familiarizzato
Mi vengono in mente tutte quelle notti di corsa in posti sconosciuti e contro nemici sconosciuti ma anche con amici sconosciuti e se devo tracciare una conclusione finale posso dire con certezza che la fortuna mi ha aiutato perché sono riuscito a tornare a casa e, nonostante tutte le battaglie che ho fatto, questa è l’unica conclusione che posso dare sui miei anni trascorsi al fronte a combattere.
Ringraziamenti : Un particolare ringraziamento và alla Prof.ssa A.D. Plantone docente di storia contemporanea e della resistenza presso l’università di Verona per l’interessamento manifestato, e per aver curato l’intervista, e al presidente della Divisione Acqui di Verona Prof. Toninel


