Cronologia dell’eccidio di Cefalonia e Corfù
Pubblicato da Alexsandra su Aprile 1, 2007
Cronologia
Dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 a fianco della Germania, Mussolini optò per l’espansione della “Gloriosa Nazione Italica”nella penisola balcanica, la sua idea era quella di conquistare la Grecia soprattutto per assicurarsi il dominio, economico e strategico, del Mediterraneo e affrontare così il nemico britannico ad armi pari.
La spedizione in Grecia però, non andò come previsto, l’esercito greco, più abile e preparato nelle azioni di guerriglia di montagna, ebbe più volte la meglio fino a quando le truppe tedesche non vennero in soccorso dell’esercito italiano, costringendo così alla resa i greci comandati dal generale Papagos. Strategicamente molto importanti erano le isole di Corfù, Zante e Cefalonia perché presidiavano l’accesso a Patrasso e al Golfo di Corinto, qui alcune divisioni dei due eserciti furono stanziate e quella tristemente più famosa divenne la Divisione Acqui, operativa a Cefalonia, e comandata dal generale Antonio Gandin. Inoltre qui furono dislocate delle batterie di artiglieria in funzione antinave, preda bellica tedesca di provenienza francese e belga, ma affidate a personale italiano, infine, i tedeschi dispiegarono un loro presidio composto dal 966° Reggimento Granatieri da fortezza, al comando dell’Oberstleutnant (tenente-colonnello) Hans Barge e dalla 2° batteria del 201° Gruppo Semoventi d’assalto, composta da 8 StuG III da 75 mm, più uno StuHb42 da 105 mm, questi ultimi, nel pieno centro di Argostoli, il capoluogo dell’isola.
In effetti, la Acqui era composta da personale inesperto (317° reggimento) o che non combatteva da due anni, ed i tedeschi, circa 1800 uomini, da criminali comuni ai quali era stato offerto l’arruolamento come alternativa al carcere, inoltre i pezzi di artiglieria italiani, tranne quelli di preda bellica e i 75/27 contraerei, erano quasi tutti risalenti ai primi anni del secolo.
Nei primi mesi del 1943 la convivenza tra italiani e tedeschi nell’isola fu buona, le cose cambiarono l’8 settembre di quello stesso anno quando venne reso noto che il governo italiano con a capo il maresciallo Badoglio, subentrato a Mussolini, firmò l’armistizio con Britannici, Sovietici e Statunitensi. Le prime reazioni da parte della Divisione Acqui furono di grande stupore ma anche di gioia, consapevole del fatto che la guerra stesse per finire; gioia che però si trasmutò in angoscia quando, tra la notte dell’8 e dell’9 settembre un radiogramma del gen. Carlo Vecchiarelli (comandante generale delle truppe in territorio greco) affermava che i rapporti tra tedeschi e italiani dal quel momento cessavano di essere di alleanza e che l’ex-alleato era ora da considerarsi come nemico.
9 settembre: la situazione a questo punto cominciava a farsi drammatica,un secondo radiogramma, sempre di Vecchiarelli che sollecitava l’esercito a cedere le armi ai Tedeschi e a lasciare gli avamposti presidiati, giungeva alle truppe italiane, il gen. Gandin si trovava in una situazione ambigua: com’era possibile lasciare le armi a coloro che erano ora considerati i nemici andando così contro le decisioni del governo? Decise di temporeggiare e per prima cosa ritirò le truppe che presidiavano gli avamposti nel nord dell’isola. Inoltre i MAS presenti sull’isola partirono per Malta in osservanza alle clausole armistiziali.
10 settembre: i tedeschi presentarono l’ultimatum alle truppe italiane, imponendo loro la consegna delle armi nella piazza centrale di Argostoli davanti all’intera popolazione,cosa che significava una totale umiliazione.Inutile dire che la Divisione Acqui, venuta a conoscenza delle condizioni di resa, si rifiutò categoricamente di accettare l’ultimatum.

L’ordine inviato da Brindisi a Gandin il 11 settembre 1943
11 settembre: i tedeschi chiamarono a rapporto il gen. Gandin per esporgli le nuove condizioni e per chiarire quale fosse l’atteggiamento degli Italiani, Gandin si trovava così a decidere tra stare con i tedeschi, stare contro i tedeschi, consegnare le armi. La sera convocò un consiglio tra i soldati della Divisione prima di dare la risposta definitiva ai tedeschi, nel frattempo, i tedeschi disarmavano e prendevano prigioniero il personale delle batterie costiere di Lixuri, nella penisola di Paliki, che controllavano dal nord la baia di Argostoli.
14 settembre: il gen. Gandin invitò tutti i soldati della divisione ad esprimere il loro parere sulle 3 possibilità che l’esercito aveva, la risposta fu unanime e quasi plebiscitaria: “Guerra al Tedesco!” Contemporaneamente giungeva da Roma un radiogramma che invitava a prendere le armi contro i nemici. La divisione aveva ora anche il totale appoggio da parte del governo e alle ore 12 il generale consegnò al comando tedesco la risposta definitiva: cominciò così l’inferno di Cefalonia.

il radiomessaggio del luogotenente Thuns, del 14 settembre
15 settembre: i tedeschi, numericamente inferiori, fecero subito pervenire sull’isola nuovi battaglioni, appartenenti a due divisioni, la GebirgsDivision (divisione da montagna) Edelweiss e la 104a Divisione Jaeger (Cacciatori), coadiuvati dalla presenza dell’aviazione tedesca alla quale gli italiani potevano opporre solo il fuoco di alcune mitragliere contraeree da 20 mm e il tiro contraereo dell’unico gruppo da 75/27 e di pezzi di artiglieria da campagna. La battaglia si protrasse aspra e sanguinosa fino al 22 settembre sotto il fuoco ininterrotto degli Stuka e dei bombardamenti tedeschi che decimarono la divisione.
Purtroppo, la precedente decisione di abbandonare le alture al centro dell’isola assunta da Gandin come segno pacificatore verso i tedeschi si trasformò in un cruciale svantaggio tattico, in quanto da quelle alture, si sarebbero potuti battere i punti di sbarco ostacolando pesantemente i rinforzi tedeschi.

Il radiomessaggio di Barge del 15 settembre
22 settembre: il generale Gandin decise di convocare un nuovo Consiglio di Guerra nel quale si decise di arrendersi ai tedeschi, la tovaglia bianca, sulla quale i comandanti mangiavano tutte le sere, era stata issata sul balcone della casa che era sede del comando tattico in segno di resa. I soldati italiani che in precedenza erano stati catturati e fatti prigionieri, vennero fucilati per ordine dello stesso Hitler in persona, il quale considerava gli italiani come traditori.
I rastrellamenti e le fucilazioni andarono avanti per tutto il giorno seguente causando la morte di 4500 soldati e 155 ufficiali, il bilancio però era destinato a salire. Infatti, tra il 23 e il 28 settembre i tedeschi continuarono nella loro opera di “pulizia” uccidendo più di 5.000 soldati e 129 ufficiali tra i quali anche il gen. Gandin. Compiuto l’orrendo crimine bisognava far scomparire le tracce, ad eccezione di alcune salme lasciate insepolte o gettate in cisterne, la maggior parte furono bruciate, e i resti gettati in mare. Dei 163 superstiti alcuni furono deportati in Germania o in Russia, da dove molti non fecero più ritorno.
Il Ministero della Difesa non ha mai rilasciato, salvo errori, alcuna stima dei caduti, lo storico Rochat, secondo quanto riportato anche nel sito dell’ISRAL riportato tra i collegamenti esterni, stima in 6.500 la cifra complessiva, di cui soltanto 1.300 morti in combattimento, mentre Caruso sommando anche i morti negli affondamenti delle navi arriva ad oltre 9.400. Studi sono stati fatti anche dai tedeschi Christoph Schminck-Gustavus, dal 1974 docente di storia del diritto presso l’università di Brema e da Gerhard Schreiber, in particolare sulle perdite umane avvenute nell’affondamento delle navi cariche di prigionieri.
A ricordo della Divisione Acqui è stato eretto un monumento a Verona, e il 21 settembre di ogni anno viene commemorato l’eccidio alla presenza di autorità civili e militari. Il 1° marzo 2001 il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ha visitato Cefalonia pronunciando un discorso sottolineando come “la loro scelta consapevole fu il primo atto della Resistenza, di un’Italia libera dal fascismo”.



silvio detto
Sono favorevolmente colpito e devo dire anche sorpreso nel trovare qui questi articoli che ricordano le gesta degli uomini che composero la 33^ Divisione di Fanteria da montagna “Acqui”.
E lo ammetto anche commosso.
Il Referendum che il Generale Antonio Gandin propose ai suoi uomini fu anche il primo atto di “Democrazia” mai accaduto prima nella Storia di qualsiasi Esercito.
E’ bene che che se ne parli e bene che qualcuno la ricordi.
Hai mai letto a tale proposito “Sull’arma si cade ma non si cede” di L.Ghillardi – Litografia istituto Fassicomo Genova 1974 – E “L’eccidio di Cefalonia” di Romualdo formato – Mursia (Erano due dei cappellani militari presenti a Cefalonia)?
“AQUENSEM LEGIONEM TIME”
Grazie, anche a nome di mio padre, ex Comandante della ormai disciolta Brigata “ACQUI” tra il 1981 e il 1983
leofelix
Alexsandra detto
Cia Silvio
(è il nome di mio Padre)..per il momento mi sono fermata quì in questa ricostruzione storica dell’eccidio di Cefalonia e Corfù, mio figlio stà per fare gli esami di maturità e porterà questo argomento come tesina.
Ho fatto delle ricerche in collaborazione con l’università di Verona, mio padre c’era a Corfù, e sono riuscita ad intervistarlo, ha visto con i suoi occhi come i barconi dei tedeschi abbassarono la bandiera bianca e iniziaro a sparare, e tante altre cose che in rete trovano versioni diverse.
Ho letto il 2° libro che citi e … è davvero impressionante.
A presto proseguirò con la pubblicazione di altro materiale e dell’intervista fatta a mio padre.
Ciao
marcella de negri detto
sono marcella de negri parte civile, perchè mio padre francesco, era uno degli ufficiali uccisi alla casetta Rossa il 24 sett. 43, nel processo a Monaco di baviera. Sono disponibile ad iutare sul tema a chi me lo chiedesse.
marcella de negri
Alexsandra detto
Ciao
Stò facendo questa ricostruzione in quanto mio padre era un reduce della Divisione Acqui. era a Corfù ed è tornato, è morto l’anno scorso e ho fatto in tempo ad intervistarlo. Intervista che pubblicherò nei prossimi giorni.
Mi fà piacere la tua offerta ti contatterò via e mail.
ciao
LUCIANO detto
SE FOSSE POSSIBILE GRADIREI SAPER CON ESATEZZA IL NOME DELLE NAVI AFFONDATE A CEFALONIA CHE TRASPORTAVANO I SOLDATI ITALIANI.
GRAZIE
Alexsandra detto
Se è possibile scrivi in minuscolo, il maiuscolo corrisponde ad urlare.
domani ti posto il nome e anche le coordinate esatte dell’affondamento……… tutti dal Sud venite voi
Quì trovi la risposta ……. in poche parole …… Cambia aria, il Web è grande e spero che qualche altro sito catturi la tua attenzione
giuseppe detto
Da un po’ di tempo il mio interesse è rivolto verso questa pagina di storia per nulla menzionata nei testi scolastici.
Ho letto e continuo a leggere interventi, testimonianze e tutto ciò che riguarda l’eccidio di Cefalonia e Corfù.
Ho trovato raccapricciante il libro “Tra marosi e nebbie” di M. Barletta e adesso sto leggendo “Italiani dovete morire” di A. Caruso. Quest’estate ho voluto anche rendermi conto personalmente dei posti dove tanti “figli di mamma” (come li chiamava il generale Gandin) hanno trovato la morte.
Comunque non riesco a capire perchè il figlio del maggiore Filippini si ostina a dire che i morti per esecuzione sono stati <> 1600.
Cara Alexsandra, mi dispiace che tu generalizzi sulla gente del Sud. C’è anche chi su queste cose non ha voglia di scherzare.
Un abbraccio.
Alexsandra detto
Non era una generalizzazione, ho tanti amici del Sud e nessun preconcetto. La mia frase era rivolta al signore che ha postato in maiuscolo, magari vuole anche sapere il n° di scarpe che portavano i poveri affogati.
Avevo chiuso i commenti in queste pagine proprio per evitare i “disturbatori” e coloro che cercano qualsiasi motivo per trasformare una discussione in una lite o un frame dietro l’altro.
quel signore lì veniva (come indirizo IP dal Sud) pertanto credo che sia chiara la mia allusione solo nel contesto di quel post.
Chiedo scusa se ho generalizzato, ed hai fatto bene a farlo presente, nel futuro eviterò queste generalizzazioni che possono venir interpretate male.
Un caloroso abbraccio a tutti i “naviganti” del Sud Italia, al loro bellissimo mare e ai posti incantevoli che ho potuto visitare.
Ciao
giuseppe detto
Gent.ma Alexsandra,
mi sarebbe piaciuto anche un tuo commento su quanto avevo prioritariamente scritto.Spero di leggerlo presto.
Ti saluto.
Aldo detto
salve Alexandra:
sono figlio di un reduce e superstite della Div.Acqui,
317° Regg.; 1°Batt.;1° Comp. di stanza a Sami.
Egli,tuttora vivente, è uno dei pochi che si sono salvati
dall’affondamento dell’Ardena,il 28 settembre.
Ricorda bene quei momenti,ma gli è difficile raccontarli.Ho
potuto raccogliere qualche cosa dei suoi ricordi,non molto,
a differenza di altri che ricordano molte cose e fatti,
che vogliono ricordare.
se mi vuole contattare,ben contento,la saluto cordialmente.
Aldo G. prov. di Trento.
Alexsandra detto
@Giuseppe
non avevo letto bene il tuo commento, a cosa ti riferisci nello specifico?
@Aldo
Ti ringrazio per l’offerta, ti contatterò sicuramente
gio detto
ciao a tutti!sono la nipote fiera ed orgogliosa di un ragazzo che fece parte di quei grandi eroi!mio nonno era un marinaio e a cefalonia fu fucilato,ma fortunatamente sopravvisse.Purtroppo e’ venuto a mancare 2 anni fa,ma il suo sogno e’ sempre stato quello di scrivere un memoriale su cefalonia ma anche su tutto quello che ha vissuto in quella tragica guerra.Il suo nome era Corrado Rametta, ed era un sommergibilista.In verita’,mio nonno ,ha avuto sempre tanta amarezza perche’ sentiva che tutti (in primis lo Stato) si fossero dimenticati del loro sacrificio.Non dimentichiamoli mai!
Alexsandra detto
No non lo faremo Gio.
abbiamo tutti noi un debito con loro, almeno curiamone la memoria di quanto hanno sofferto.
Luigi detto
Cara Alexandra,
sono un appassionato di storia ed in particolare della seconda guerra mondiale. Qualche anno fa, dopo aver letto il bellissimo libro di Alfio Caruso “Italiani dovete morire”, mi sono appassionato alle vicende dei tanti ragazzi della mia età che in quel maledetto mese di settembre del 1943 persero la vita a Cefalonia e Corfù. Non sono riuscito a trovare però ulteriori notizie sulla difesa degli uomini del colonnello Lusignani a Corfù. Posizione delle truppe delle batterie. Spero tu possa e voglia aiutarmi. Un caloroso saluto da Napoli.
Luigi
Alexsandra detto
uso poco il blog, ho spostato tutti gli articoli nel nuovo sito e sto anche ampliando la sezione storia. se vuoi partecipare ci sono diversi articoli e posso metterti in contatto con qualche storico che ha raccolto una marea di informazioni dell’epoca e possiede un archivio dettagliato.
questo il link
http://www.alexsandra.it/news.php
a presto
ciao
Luigi detto
Ti ringrazio, sei gentilissima. Finalmente qualcuno che ama la storia davvero!!!
Alexsandra detto
ti ringrazio a presto
Gianfranco Ianni detto
Sul libro di Ghilardini ho da dire qualcosa: chi lo legge con attenzione, senza lasciarsi travolgere da certa isteria collettiva o da certo patriottismo di maniera, nota una serie di contraddizioni che alterano i fatti. E ciò è spiegabile: fu Apollonio a suggerire gli argomenti dei due libri di Ghilardini. Altrimenti, il prete di Gazzanica come avrebbe fatto a essere al corrente di alcune circostanze? Avrei qualcosa da dire anche sulla presunta intransigenza di Mastrangelo e di Romagnoli, ma sarà meglio sorvolare.
Mazzarino luigi detto
sono il figlio del sottotenente di fanteria Mazzarino Francesco del 317° reg. div. Acqui
Mio padre è sopravvissuto alla fucilazione in seguito ad un attacco di malaria, i cui strascichi gli hanno creato problemi per circa venti anni, due giorni prima delle fucilazioni. Prelevato dall’ospedale portato alla casetta rossa vi è giunto poche ore dopo la fine delle fucilazioni. Imbarcato, la nave saltò su una mina e rimase ferito ad un occhio, deportato fu liberato dai russi nel 1945. Io non voglio entrare nel merito delle varie polemiche che si sono create ma da quello che mi ha raccontato è difficile credere che quegli uomini abbandonati da tutti su un’isola potessero sconfiggere i tedeschi.
Voglia la storia ricordarli come esseri umani con i loro pregi ed i loro difetti, ma soprattutto per come volenti o nolenti hanno affrontato l’estremo sacrificio
BARSCIGLIE' GIUSEPPE detto
Un giorno del ..(2003) spiegando una lezione in classe con alunni di una terza di istituto di istruzione superiore ad indirizzo “grafico pubblicitario” su argomenti di comunicazione e tecnica,uscì un dialogo che trasportava gli alunni stessi alla conoscenza sempre più accesa di un tratto della nostra storia d’Talia in guerra. Più precisamente l’Eccidio di Cefalonia.(un argomento che mi toccava moltissimo e Domandai loro cosa ne conoscevano e/ come interpretavano la loro conoscenza di quei momenti del 1940-1943. Raccontato un pò a pezzetti,da chi per il loro parente zio, chi loro nonno, avevano fatto parte di quell’esercito italiano abbandonato in Grecia. (domandai al loro insegnnte di italiano e storia: ma i tuoi alunni cosa studiano della nostra storia italiana, della seconda guerra mondiale? e Lui: nulla che tratti la seconda guerra mondiale italiana)..Il giorno seguente portai a scuola,nella stessa classe 3°, una cassetta di legno, legata da un nastro tricolore uguale a quelli che usavamo noi in quinta elementare ..una volta.
Tutti gli alunni mi circondarono curiosi e di lì a poco aprimmo questo involucro di legno ben conservato ,sul cui coperchio era scritto ” Cefalonia/Albania Quota 731 – 1940-1943″. Ne usci fuori una giacca militare o quello che ne rimaneva..con mostrine di Tenente Ufficiale del Regio Esercito,logora mezza strappata ed ancora sporca di sangue rosso scuro raggrumito ed essiccato..di una stoffa logora grigio verde, due fori bruciacchiati in un fianco e,in un tschino, inverosimilmente ancora una lettera di carta sottilissima e trasparente..datata: Quota 731 trincea d’Albania. (qualche alunno aveva già manifestato gli occhi lucidi e mentre una compagna leggeva a stento la lettera piangeva sulle righe…poi uscì di sotto la giacca logora,una bustina ed una scatoletta di legno con sopra scritto in lingua greca:Arditi del 51°Siena – 11° armata in Egeo – campo di Prigionia e sterminio SS in Polonia – lettere alla mamma e,intorno una coperta greca di tela rossastra. La mostrina poche foto, un fiore secco in un libro di preghiere e tante medaglie scurite dal tempo.
“Nell’anno in corso 2004, con questa classe di ormai al 4°anno, ne abbiamo fatto un libro: “MEMENTO – per non dimenticare” e tratto dai diari di guerra del Capitano R.Barsciglié, nato a Napoli il 02 gennaio 1913 “
BARSCIGLIE' GIUSEPPE detto
si possono inserire foto di mio padre e del libro illustrato su di lui e ciò che ha vissuto a Cefalonia 1940-1943, fino a quando è tornato dai campi di prigionia tedeschi?
Alexsandra detto
inserisci tutto quello che vuoi, non seguo molto il blog, ma puoi venire nel nuovo sito in cui c’è una sezione tutta dedicata alla vicenda di Cefalonia e Corfù.
Ogni testimonianza è utile.
ciao
Alex